1963 – Copenaghen – Prima Schermaglia, eseguita da Salvadori e Imparati

1963 Danimarca Copenaghen 1° schermaglia

L’anno 2013 è stato il 50° anniversario della prima esecuzione della Schermaglia, avvenuta appunto nel 1963 a Copenaghen.

In occasione della  126ma edizione della Giostra del saracino gli Sbandieratori hanno offerto al pubblico presente in Piazza Grande uno spettacolo di particolare significato. Infatti, dopo l’esecuzione di un nuovo saggio collettivo con 18 alfieri, ideato dal direttore tecnico  Giorgini, prende avvio la Schermaglia, nel rispetto delle sequenze e delle coreografie così come concepite 50 anni fa dall’allora direttore tecnico prof. Vittorio Dini.

Particolare degno di nota è rappresentato dai due “padrini”, che nell’occasione sono Andrea Imparati e Luigi Salvadori, ovvero gli esecutori storici della Schermaglia.

Storia e significato della Schermaglia

Dopo i primi anni di applicazione della formula coreografica collettiva che aveva permesso l’affermazione degli Sbandieratori in ogni manifestazione, emerse l’orientamento ad introdurre anche temi legati alla tradizione popolare delle ballate, delle romanze e dei duelli messi in atto con spade, coltelli, picche o lance.
In questo caso furono le bandiere, magistralmente impugnate da due alfieri, che si fecero simboli della guerra e della pace, della lotta fra il bene ed il male, attraverso la successione delle figure coreografiche ma anche della vigoria fisica, dell’attività motoria espressa al massimo livello di emotività e di passione.
I due contendenti entrano in campo accompagnati dai relativi padrini. Questi ultimi, al segnale dei musici, consegnano, ciascuno al proprio protetto, la bandiera.
Le successive rullate di tamburo segnano l’inizio della contesa: i duellanti, dopo un primo saluto verso il pubblico, danno avvio al combattimento – attorniati dal resto del Gruppo che fa da ala e riproduce il campo di battaglia – rappresentando l’eterna lotta fra il bene e il male. Dopo fasi alterne in cui prevale ora l’uno ora l’altro, un contendente perde la bandiera e dopo una richiesta delusa di aiuto agli altri componenti del Gruppo cerca inutilmente con spericolate acrobazie di riconquistare la propria “arma”.
L’altro alfiere, allora, ammirato e stupito da tanta forza e da tanta determinazione, con atto di generosità e fratellanza, rinuncia ad infierire sull’avversario ed anzi lo invita, riconsegnandogli la bandiera, a marciare insieme verso la via della Pace, dell’Amore e del Bene fra tutti gli uomini. Alla conclusione pacifica della contesa partecipano allora anche tutti gli altri sbandieratori, amici e nemici, affratellati nel comune ideale della pace, testimoniando attraverso figurazioni sincrono-collettive il loro giubilo per il Bene raggiunto